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Essendo una tematica di rilievo nazionale il corso è aperto a tutti i circoli/regionali, non solo a quelli alpini . L'obiettivo è di fornire conoscenze utili ad affrontare temi e problematiche derivanti dalla presenza di grandi carnivori dove ci sono attività umane e in particolare attività zootecniche e fornire conoscenze, spunti per la realizzazione di campi di volontariato a sostegno delle attività zootecniche in aree a forte presenza dei carnivori.

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Il corso si svolgerà nel Parco delle Prealpi Giulie dal 22 al 24 maggio (vedi allegato) e al momento sono ancora disponibili alcuni posti. Le adesioni vanno segnalate entro il 1 7 maggio a Federica Sacco [email protected] oppure a Vanda Bonardo [email protected]

Il corso si svolgerà nel Parco delle Prealpi Giulie dal 22 al 24 maggio (vedi allegato) e al momento sono ancora disponibili alcuni posti.

PROGRAMMA

Corso per operatori di Legambiente: Tecniche per favorire la coesistenza tra grandi carnivori e uomoDate del corso 22-24 maggio 2015Sede del corso : Foresteria di Pian dei Ciclamini – Lusevera (UD) – Parco Naturale delle Prealpi Giulie

VENERDÌ 22 MAGGIO

ore 18.00 arrivo dei corsisti presso il centro visite di Pian dei Ciclamini

ore 19.00 Conferenza dibattito presso Trattoria alle Sorgenti-Allevatore Dosmo:I grandi carnivori nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie e nelle valli del Torre e Natisone e la storia dell'orso Alessandro

saluti: Vanda Bonardo ed Elia Mioni (Legambiente) e il Presidente (direttore) del Parco delle Prealpi Giulie e del sindaco di Lusevera

interventi:

La presenza e la storia degli orsi nelle valli del Torre (Stefano Filacorda)

IL contributo del Corpo forestale regionale nel monitoraggio dei carnivori: video e foto (Stazione Forestale di Tarcento)

I cacciatori e gli orsi nell'alta val Mea (Marco Buzziolo)

ore 22.00 cena dopo la serata a Buffet

SABATO 23 MAGGIO

ore 7.00 colazione presso il Centro visite

ore 8.30 L'evoluzione recente delle Alpi dal punto di vista forestale in relazione alla presenza dei carnivori (dott. Enrico Tordoni)

ore 9.15 Cenni di biologia dei grandi carnivori, dinamiche di espansione e comportamento predatorio (Dott.ssa Marcella Buldini)

Epurazione antifascista degli apparati di polizia
di Fabrizio Poggi

Il periodo preelettorale ha avuto se non altro il merito, tra gli altri, di portare in piazza, nel senso letterale del termine, ciò che per i comunisti rappresenta da più di cent’anni un punto fermo nell’analisi materialista dei rapporti sociali: la democrazia non è una categoria assoluta, eterna e astratta. Nei secoli, la democrazia ha assunto sempre forme diverse e, in ogni caso, essa riveste sempre un carattere storico di classe: democrazia per la classe dominante nel determinato periodo storico e dittatura sulla classe o le classi sottomesse.

Gli strumenti e le forme di tale dominio di classe variano in dipendenza dei rapporti di forza tra le classi e il fatto che, in determinati periodi, caratterizzati da un più o meno stabile equilibrio in quei rapporti di forza, la dittatura di classe rifluisca a uno stadio apparentemente neutro, non esclude che gli strumenti del dominio rimangano perfettamente operativi e pronti alla bisogna.

La democrazia nel periodo storico di dominio del capitale ha i propri strumenti di autorità. Tra quegli strumenti, c’è il ricorso aperto alla violenza fascista, tenuto sempre di riserva per i periodi storici di profonda crisi sociale, ma c’è anche il permanente apparato che garantisce la “violenza” (non sempre solo metaforica) istituzionale di marca “democratica”.

E la “democrazia” istituzionale prevede che le forze di riserva vengano “democraticamente” garantite nel loro “diritto democratico” a negare con la violenza i diritti delle classi e degli strati sociali sottomessi. Al contempo, quella stessa “democrazia”, per mezzo del proprio apparato istituzionale di dominio, provvede a che le classi sottomesse non rivendichino troppo apertamente il proprio diritto a non esser esageratamente calpestate.

In mezzo stanno quasi sempre, quando più e quando meno scopertamente, gli Ebert e gli Scheidemann del socialfascismo, pronti a incitare gli apparati repressivi istituzionali a prendere esempio dai metodi e dalle pratiche delle forze fasciste tenute di riserva.

Ora, posto che le strutture repressive dell’apparato statale sono i mezzi di cui quell’apparato si serve per tenere sottomessa una classe sociale, nell’interesse della classe che domina economicamente, politicamente e socialmente; posto che tali strutture non possono che eseguire gli ordini loro impartiti allo scopo di perpetuare tale sottomissione di classe; posto che ogni argomento sulla democraticità o meno di tali strutture non può che basarsi sulla natura di classe dello Stato di cui esse strutture sono i bracci repressivi; posto che, in ogni caso, tali strutture rimarrebbero comunque organi punitivi dello Stato della classe dominante; posto ciò, non sarebbe il caso di rivendicare una solida, sana e generale epurazione antifascista di tali strutture?

Non si tratterebbe certamente di una misura “rivoluzionaria”: semplicemente, risponderebbe ai crismi di quella Costituzione che, purtroppo, appare sempre meno “nata dalla Resistenza” e costituirebbe una misura di carattere democratico. Tra gli innumerevoli punti che campeggiano in alcuni programmi politici e che, inutile dirlo, non potrebbero attuarsi se non in presenza di un potere autenticamente del popolo – quindi, ragionando freddamente: inattuabili in regime di dominio della borghesia – non è il caso di pensare anche a tale punto e cioè all’epurazione antifascista degli apparati repressivi dello stato?

Si tratterebbe di una misura semplicemente democratica: non si tratta certo di chiedere l’istituzione di “milizie del popolo”: operai armati che, a turno, fuori dell’orario di lavoro, garantiscono il rispetto dell’ordine sovietico. Anche praticamente, si tratterebbe solo e semplicemente di una mezza misura; non foss’altro che per la struttura interna di tali apparati, per lo spirito che viene inculcato (chi, a suo tempo, ha fatto l’esperienza della naja, sa bene come agisca, anche psicologicamente, lo “spirito d’emulazione”, servito con le gamelle quotidiane: tanto più, in tali apparati formati da corpi professionali volontari), per la natura di tali corpi, per le gerarchie di comando. Gerarchie che, naturalmente, sanno bene come esercitare il proprio potere su quei sottoposti eventualmente inclini a manifestare morbidezza nei confronti della piazza.

Certamente, quella dell’epurazione non sarebbe che una mezza misura; come lo rimase quella a suo tempo tentata a guerra finita (e presto gettata alle ortiche dai governi democristiani); sarebbe una mezza rivendicazione che rimarrebbe inattuata, come lo rimangono gran parte delle rivendicazioni inserite nei programmi politici e che, in regime di dominio della borghesia, nell’Europa dei monopoli e delle banche, rimarranno inattuate e saranno solo una testimonianza di buone intenzioni democratiche, non rivoluzionarie e men che meno socialiste.

Ma sarebbe una rivendicazione democratica; una testimonianza democratica. E oggi, della democrazia, della democrazia borghese, della “salvaguardia dei valori democratici della Repubblica”, ci si riempie la bocca. Lo si fa ancora di più proprio nel momento in cui si calpestano apertamente quei valori della “democrazia quale bene assoluto”.

Perché dunque non aggiungerci anche questa testimonianza, che non ha certo scadenza elettorale?

E’ la politica che comanda il fucile e impartisce gli ordini su come, quando e quale arma usare. Ma non è indifferente che, finché si rimane sotto il dominio della “democrazia” borghese, a imbracciare il “fucile” dell’apparato di dominio sia il socialfascista Ebert, che represse nel sangue la rivoluzione spartakista, o il socialriformista Bonomi, benigno verso le camice nere e inflessibile castigatore degli antifascisti, oppure il socialista Blum che, pur nel suo anticomunismo, fu a capo del Fronte popolare antifascista.

E non è nemmeno indifferente che a sparare sia uno schioppo caricato a sale, un hemingwayano “Mannlicher” da caccia grossa o un “Točnost” di precisione russo.

Anche il “fucile” rappresentato dall’apparato di repressione può avere calibro, potenza e portata differenti.

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Bologna. If the kids are united festa studentesca

ESEMPIO DI CATTIVA GESTIONE DI ENEL ENERGIA PUNITO DA UNA SENTENZA
NEL PASSAGGIO DA ENEL ENERGIA AD ENEL DISTRIBUZIONE 14 GIORNI SENZA CORRENTE IL GIUDICE DI PACE DI SALERNO CONDANNA L’ENEL AL RISARCIMENTO DEL DANNO

Importante sentenza del Giudice di Pace di Salerno dott. Luigi Vingiani in merito ad una controversia riguardante un iscritto del Codacons ed ENEL ENERGIA che è stata condannata a pagare un risarcimento danni per l’interruzione dell’energia elettrica durata ben 14 giorni. Il caso riguarda la vicenda di un signore allettato dal notevole vantaggio economico propostogli dal passaggio da Enel Distribuzione ad Enel Energia ma proprio nel passaggio aveva subito illegittimamente il distacco della corrente che è durato, come già detto, ben quattordici giorni. Immaginate, una famiglia oggi, nel 2009, senza corrente che significa senza radio, senza televisione, senza forno, senza lavatrice, senza lavastoviglie, senza doccia, senza asciugacapelli, senza computer, insomma senza… nessuna possibilità di sopravvivenza. Per tale motivo, naturalmente e come era giusto aspettarsi, il giudice di pace di Salerno, dott. Luigi Vingiani, ha ritenuto che il consumatore avesse diritto al risarcimento del danno per il disagio ed ha ritenuto congruo un risarcimento, a suo favore, della somma di € 800,00. “Siamo soddisfatti di questa importante sentenza – sottolinea l’avv. Maria Cristina Rizzo dell’Ufficio Legale del Codacons Campania – poiché il fatto nato da una grossolana negligenza di Enel Energia, aveva generato il distacco illegittimo presso l’abitazione del nostro iscritto dell’energia elettrica nel mese di novembre 2008; tale situazione, chiarito l’equivoco si era comunque protratta per ben 8 giorni, a causa di disguidi tecnici di Enel Energia”. “Bisogna tener presente – continua l’Avv. Rizzo – che c’è un altro aspetto fondamentale nella sentenza, cioè il riconoscimento di un importante principio, la risarcibilità del danno morale da inadempimento contrattuale”.

Presidente Codacons Campania Prof. Enrico Marchetti

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